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Masciarelli Tenute Agricole - Storia e vita di Gianni Masciarelli

“Credo che chiunque si sia chiesto almeno una volta: chi me lo fa fare? La risposta è nel destino della famiglia, nell’amore portato alla nostra terra e nelle soddisfazioni ricevute dal nostro lavoro”

“Stare dalla mia parte non è assolutamente necessario e tanto meno auspicabile: al contrario, una dose di curiosità, come di fronte a una creazione estranea, con un’ironica resistenza, mi parrebbe una posizione incomparabilmente più intelligente nei miei confronti”
“Il profumo della mia terra, il sapore del mio vino”
“Perché cos’è il vino se non l’arte di accompagnare la natura?”

"Respirare il profumo del mosto nei tini, origliare il vino riposare nelle botti, sono sensazioni indelebili nell’album della nostra vita e che da sempre accompagnano il nostro lavoro"

"Il vino è lavoro, passione, amor di natura, intuizione. Poi socialità e convivialità. E qualche volta rara e preziosa, anche profonda amicizia"
"La barrique mi piace molto, proprio come oggetto, mi ci farei anche un pediluvio. Ma non la idealizzo, la uso e basta"
"Quando c’era da tagliare i tralci, anche quelli produttivi, le donne tagliavano meno degli uomini. E tra le donne, quelle sposate tagliavano ancora meno di quelle nubili. Era dunque un fatto istintivo, materno direi, non sciupare, o peggio, eliminare del tutto una cosa che in natura avrebbe dovuto dare buoni frutti"

"Il bosco che circonda la vigna è la cosa più bella e utile che ci sia. Faccio tutto per mantenerlo in vita. Infatti, le querce e gli olivi centenari che stanno in mezzo ai campi non vengono mai abbattuti, ma dopo essere stati spiantati con tutte le precauzioni per preservare le radici, sono ripiantati più in là, lungo le strade che portano al vigneto. È vero che il paesaggio cambia, ma in meglio"

"Per quanto io ami l’intero Abruzzo è qui che vorrei vivere se fossi una vite, in questi luoghi densi di memorie storiche e di tradizioni, è qui che dimorano i nostri vigneti, e i loro frutti sono l’autentica espressione di questa cultura. Il nostro carattere, poi, non smentisce la natura che l’ha modellato, magari un po’ rude ma sincero, pronto all’ospitalità e all’amicizia, forte nella volontà e nella determinazione gentile nell’animo, addirittura geniale nelle arie di Tosti, nelle tele e nelle sculture di Michetti e Cascella, nei versi di D’Annunzio e di Modesto della Porta, nell’arte orafa di Nicola da Guardiagrele"
"Fare il vino è una cosa divertente e così poco a poco mi sono appassionato a questa attività artigianale che aveva il suo culmine nel mese di ottobre durante la vendemmia. In definitiva, il mio approccio con il vino è stato semplificato proprio dall’atteggiamento che lui mi ha trasmesso. Non è un caso che sin da piccolo alcool e tannino sono delle sensazioni che non mi hanno mai spaventato, al contrario di quanto naturalmente accade"

"Ogni produttore ha due cantine, una di cemento e una sotto il cielo; ma è la seconda, cioè la vigna, ad essere la più importante, perché per fare vini decenti bisogna innanzitutto pensare a fare delle uve straordinarie"

"Se scommetti datti da fare e arriva sino in fondo"

"Se qualcuno può darti molto con dedizione e passione, spendi su di lui perché ti darà più di quanto gli darai tu"
"Io amo il mio paese perché ha una posizione geografica eccellente: in venti minuti siamo in montagna e in venti al mare, e d’estate c’è un’escursione termica anche di 15 gradi, importantissima per assicurare ai vini profumi e finezza"
"Voglio partire dal chicco d’uva che poi si trasforma e diventa mosto per poi proseguire sino ai vinificatori in legno di rovere e poi alla barrique. L’obiettivo che tutti dovrebbero porsi è quello di dare ai vini abruzzesi un carattere internazionale senza intaccare il loro legame con le caratteristiche del proprio territori. Non è facile, però possibile"
GIANNI MASCIARELLI

Gianni Masciarelli eredita dal nonno materno Umberto la passione per la vigna e per il vino e inizia giovanissimo i primi esperimenti con l’uva, animato da un grande sogno: valorizzare i vitigni autoctoni abruzzesi, conferendo loro un carattere internazionale ma esaltandone il legame con il territorio.

L’espressione che meglio racconta la cifra del vignaiolo Gianni Masciarelli è “innovazione continua”. E’ infatti il primo produttore a introdurre in Abruzzo il sistema di allevamento Guyot e l’utilizzo delle barrique di rovere francese per l’affinamento del Montepulciano e del Trebbiano d’Abruzzo.

A soli vent’anni l’illuminante esperienza di vendemmia estiva in Champagne, a contatto con i recoltants, lo orienterà definitivamente verso la sua strada. Nel 1981 fonda l’azienda e inizia la produzione e la vendita di Trebbiano e Montepulciano d’Abruzzo. Nel 1983 produce già 9.000 bottiglie. Nel 1984 nasce il Villa Gemma Rosso, un montepulciano ottenuto dalle migliori uve di San Martino, con cui Gianni sperimenta una nuova concezione del fare vino e troverà il suo stile.

Studia costantemente le tecniche più innovative e le specificità del territorio abruzzese; seleziona i vigneti più vecchi e meno produttivi; cura con la medesima ossessione le sue “due cantine” – come ama spesso ripetere: quella di cemento, e l’altra, la più importante, sotto il cielo: la vigna.

Nel 1987 Gianni incontra Marina Cvetic: da quell’incontro nasce un legame privato e professionale destinato a imprimere all’azienda una svolta internazionale e a portare il messaggio dell’eccellenza dell’Abruzzo nel mondo.


Ricordi di Gianni Masciarelli

“Ha saputo coniugare la tradizione rurale, le peculiarità del territorio e la valorizzazione dei vitigni autoctoni con la ricerca e la sperimentazione scientifica delle nuove tecniche viticole ed enologiche, raggiungendo traguardi impensabili fino a pochi anni or sono e dimostrando come i valori autentici di una remota singola provincia possano diffondersi e imporsi a livello internazionale.”

Luciano Russi, Magnifico rettore dell’Università di Teramo dal 1994 al 2005


“La prima volta che conobbi Gianni Masciarelli fu in occasione della presentazione della prima annata del Montepulciano Marina Cvetic organizzata dalla Condotta Slow Food di Chieti. Quella sera mi resi conto di quanta passione lo animava e della sua lungimiranza. Narrava delle terre di San Martino sulla Marrucina e della loro vocazione agricola ed enologica con un tale orgoglio delle sue origini che a me sembrava di ascoltare un vignaiolo toscano raccontare di Bolgheri o un produttore piemontese parlare dei vigneti di La Morra, Barolo, Monforte d’Alba, tutti luoghi già conosciuti nel mondo”.

Roberto Cavallo, Segretario Regionale di Slow Food Abruzzo-Molise


“All’università, Gianni aveva una marcia in più: i suoi tempi di studio erano risicatissimi rispetto ai risultati che otteneva. Nei tempi giusti e senza ritardo quando si ritirò aveva fatto 16 esami con una media del 29. Nel 1978, a un certo punto della nostra convivenza di studenti sparisce dalla circolazione: la nostra venale preoccupazione si riferiva prevalentemente alla sua quota di affitto, che non sapevamo come reperire, ma non si poteva smentire. Dopo un paio di mesi torna con i soldi in tasca e nelle mani un carico di manifesti. ‘Ragazzi basta con queste stupidaggini dell’Università – dice – mi sono messo a fare il vino. Adesso mi dovete aiutare, in questi manifesti sono stampate le etichette delle bottiglie e dobbiamo ritagliarle’. Comincia così la sua grandiosa avventura che lo porterà in pochi lustri ad essere uno dei più apprezzati vitivinicoltori del mondo ed il vero ambasciatore nel mondo del Montepulciano D’Abruzzo. Intelligenza, intuito ma, soprattutto, passione e immenso coraggio gli hanno consentito un percorso irto di difficoltà, ma che lo ha visto realizzare sogni che sembravano impossibili”.

Mario Del Vecchio, amico di Gianni


 “Gianni Masciarelli era un uomo che non deludeva, che trascinava con il suo entusiasmo, un sognatore dotato di una concretezza straordinaria e un disincanto disarmante, un uomo da amare o da respingere, senza mezze misure. Una volta venne da me con dei giornalisti ai quali voleva mostrare il nuovo terreno acquistato a Controguerra, un posto incantevole con un panorama splendido sulla vallata del fiume Tronto e vista sul mare. Mentre tutti si aspettavano una disamina agronomica sulle potenzialità enologiche di quel posto lui iniziò a parlare dell'Infinito di Leopardi, perché in quel momento era ciò che lo ispirava. Tutti rimasero colpiti da quell'atteggiamento ed il resto della visita fu incentrato su temi di carattere letterario, che Gianni amava molto”.

Luigi Valori, viticoltore abruzzese